Il fisco italiano
Argomento noioso, ma indispensabile: senza capire come funziona il fisco, ogni confronto tra strumenti è fuorviante. Due strumenti col "rendimento" uguale possono mettere in tasca cifre molto diverse. Conta solo il netto.
Tutto questo modulo vale per chi è residente fiscale in Italia. Le aliquote e gli strumenti citati sono quelli italiani. È una scelta deliberata: è ciò che serve davvero a chi vive e investe qui.
Regime amministrato vs dichiarativo
Hai due modi di gestire le tasse sui tuoi investimenti:
Amministrato
La banca/broker fa da sostituto d'imposta: calcola, trattiene e versa le tasse al posto tuo. Zero burocrazia, niente da dichiarare. Per la maggior parte delle persone è la scelta giusta.
Dichiarativo
Gestisci tu le imposte in dichiarazione dei redditi. Più flessibile e a volte necessario (es. broker esteri), ma più complesso e con più responsabilità.
Le due aliquote che cambiano tutto
Quasi tutto il fisco degli investimenti in Italia ruota attorno a due numeri:
Quel divario — 12,5% contro 26% — è enorme. Significa che un titolo di Stato con un rendimento lordo più basso può rendere netto più di un conto deposito con rendimento lordo più alto. Il "rendimento" pubblicizzato inganna: conta cosa resta dopo le tasse. Provalo qui sotto.
Sposta gli slider: vedrai che servirebbe un conto deposito con un lordo parecchio più alto per pareggiare il netto di un titolo di Stato. È il motivo per cui, nel confronto tra strumenti difensivi, i titoli di Stato white list sono spesso più efficienti di quanto sembri a prima vista.
L'imposta di bollo
C'è poi una piccola imposta patrimoniale: lo 0,20% all'anno sul valore di conti deposito e dossier titoli. Piccola, ma da ricordare nei confronti, perché si applica sul valore (non sui guadagni) e ogni anno. Sui conti correnti "normali" è invece un importo fisso annuo (circa 34,20 €), dovuto solo quando la giacenza media annua supera i 5.000 € (soglia in vigore a giugno 2026).
Minusvalenze, plusvalenze e l'asimmetria degli ETF
Concetto più avanzato, ma utile sapere che esiste. Quando vendi in perdita generi una minusvalenza; quando vendi in guadagno una plusvalenza (tassata). Le minusvalenze formano un "credito" che puoi usare per compensare alcune plusvalenze future, abbassando le tasse.
C'è un'asimmetria tutta italiana: i guadagni da ETF sono "redditi di capitale" e non possono essere compensati con le minusvalenze pregresse. Le minus da ETF, invece, sono "redditi diversi" e sì. In pratica: con gli ETF puoi generare crediti fiscali ma non puoi usarli per abbattere le plusvalenze da altri ETF. Le plusvalenze da azioni singole, obbligazioni e certificati, invece, sono compensabili. È un dettaglio che conta per chi accumula minusvalenze e vorrebbe recuperarle.
Asset all'estero: Quadro RW e IVAFE
Chi detiene conti o strumenti presso intermediari esteri ha due obblighi in più, da gestire in dichiarazione:
- Quadro RW — il monitoraggio fiscale: vanno dichiarate le attività finanziarie detenute all'estero.
- IVAFE — una piccola imposta patrimoniale (circa 0,20%) sul valore di quelle attività, l'equivalente del bollo per l'estero.
È rilevante soprattutto per chi ha un passato all'estero o usa broker esteri. Con un intermediario italiano in regime amministrato, invece, di tutto questo non te ne occupi.
Non confrontare mai due strumenti sul rendimento lordo. Porta sempre tutto al netto: togli l'aliquota giusta (12,5% o 26%), il bollo, e gli eventuali costi. Spesso la classifica si ribalta — ed è lì che si trovano le scelte efficienti.
🔑 Da portare a casa
- Il regime amministrato azzera la burocrazia: per i più è la scelta giusta.
- Due aliquote: 26% sulla maggior parte delle rendite, 12,5% sui titoli di Stato white list.
- Per questo un titolo di Stato a lordo più basso può battere un deposito a lordo più alto: conta il netto.
- Bollo 0,20%/anno sul valore di depositi e dossier titoli.
- Le plusvalenze da ETF non sono compensabili con le minusvalenze pregresse: asimmetria da conoscere.
- Asset esteri ⇒ obblighi di Quadro RW e IVAFE (~0,20%).